Venerdi d’autore: Intervista a Giulia Zorat, scrittrice

Buongiorno carissimi liberi e libere. Sappiamo bene che le opere sono importanti ma lo è anche chi le ha realizzate. Perché dietro ogni creazione esiste un’idea, ci sono tutte le esperienze che hanno formato e caratterizzato l’artista e che sono state determinate per il taglio che ha deciso di dare alla sua opera. Oggi noi di Liberamente abbiamo il piacere di intervistare Giulia Zorat, scrittrice de Il sapore delle parole inaspettate edito per lo Scrittore e dunque siamo ora fare quattro chiacchiere con lei e condividere con voi la sua esperienza come scrittrice.

 

1. Come è nata la tua passione per la scrittura?

Ciao Luna e grazie a te per aver deciso di ospitarmi sul blog! La mia passione per la scrittura è nata
a scuola. Fin da bambina sono sempre stata una lettrice accanita e ammiravo i miei autori preferiti
così tanto da volermi cimentare nella scrittura. Alla scuola media, ho deciso di iscrivermi al Liceo
Classico perché volevo scrivere, ma in realtà è stato solo all’università che ci ho provato
seriamente.

2. Cosa ti ha spinta a intraprendere questa strada?

Ho sempre scritto molto. Per me era quasi una necessità, un’attività che mi faceva sentire bene, che
mi riusciva. Credo di aver cominciato così, senza un obiettivo preciso. Infatti, per anni ho scritto più
che altro per me stessa. Poi a vent’anni ho scritto questo romanzo e a quasi 30 anni, ho scelto di
mettermi in gioco, partecipando a Io Scrittore organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol.

3. Quando è nata l’idea di scrivere questo romanzo?

Durante il mio Erasmus. Ero iscritta a una facoltà che non mi entusiasmava e avevo un’unica
certezza: volevo scrivere un romanzo. Fortunatamente mi trovavo a Parigi, una città magica e piena
di stimoli. Ero sicura fosse l’occasione giusta e non mi sbagliavo. Un giorno, visitai il cimitero di
Père-Lachaise. Ricordo che ero seduta su una panchina, quando vidi passare un anziano. Era da
solo, con un mazzo di fiori in mano. Andò a depositarlo su una tomba e poco dopo venne a sedersi
sulla panchina accanto alla mia. Se ne stava lì tranquillo come fosse a casa propria. Mi rimase così
impresso che finii per immaginare la sua storia. Gli diedi un nome – Jacques – e decisi che era lì per
far visita alla moglie defunta. Quella sera, a casa, scrissi la sua prima lettera indirizzata a Josephine,
la sua compagna di vita mancata da poco. Poi pian piano, arrivarono anche gli altri personaggi: il
piccolo e curioso Enea, la sua coraggiosa mamma Irene e François, un uomo di quarant’anni in
cerca di una seconda occasione. Tutti tasselli di un puzzle che si incastrano alla perfezione.

4. Nel delineare i personaggi quale ti è risultato più facile far uscire dalla pagina e quale invece quello con cui avuto più difficoltà?

Sorprendentemente, il più facile è stato Jacques. Le sue lettere sono apparse sui fogli bianchi con
grande facilità, quasi come se stessi raccontando la storia della mia vita. Il suo dolore mi parlava.
Enea invece è un personaggio che ho amato molto, ma a cui ho faticato a trovare una voce coerente
con l’età. Irene avrebbe dovuto essere quella più facile da delineare per vicinanza d’età e di genere e
invece certe volte ci ho lottato. Il più difficile in assoluto però è stato François, perché è molto
diverso da me e calarmi nei suoi panni è stata una sfida.

5. Per creare i tuoi personaggi ti sei ispirata a figure reali o hai deciso di crearli partendo da zero?

Credo che sia impossibile scrivere un libro senza metterci, anche inconsapevolmente, degli aspetti
che conosciamo. Per esempio, le parti in cui Irene racconta delle difficoltà di adattarsi alla vita
parigina sono ispirate alla mia esperienza personale.

6. Il tuo romanzo è ambientato a Parigi. Ci sei mai stata? Se si, in quale occasione? Quale posto di
questa città ti è rimasto nel cuore?

Ci ho vissuto per un anno ormai quasi 10 anni fa, grazie allo scambio Erasmus. È la mia città del
cuore, un luogo che mi ha dato tanto e che per me è sinonimo di rinascita. Un po’ come per alcuni
dei personaggi del mio libro. Credo che scegliere un solo luogo del cuore sia impossibile. Tra i miei
preferiti, c’è il quartiere dove ho vissuto: il X arrondissement. Non è una zona turistica, ma è dove
si può respirare la quotidianità a Parigi. Poi, andando sul classico sicuramente Montmartre, Le
Marais, il Quartier Latin, Bois de Vincennes, il Canal Saint-Martin, i giardini di Lussemburgo e il
museo dell’Orangerie.

7. Nel tuo romanzo si tratta anche di pasticceria, volevo sapere se questo argomento nasce da una tua particolare passione a riguardo, e se per caso ti cimenti anche tu in qualche preparazione di
quelle che troviamo descritte nel tuo romanzo.

Sono una grande amante dei dolci, soprattutto quelli al cioccolato. Mi piace prepararli e rivisitare le
ricette classiche, mettendoci un po’ di originalità. È così che sono nati i mots du chocolat, che sono
dei semplici tortini al cioccolato, ma con una sorpresa all’interno: un messaggio speciale. In pratica,
uniscono le due mie grandi passioni: i dolci e la parola scritta.

8. Quale messaggio vuoi comunicare con il tuo romanzo Il sapore delle parole inaspettate?

I messaggi sono cinque, uno per ciascun personaggio. Vi sfido a leggere il libro e a scoprire a chi
sono collegati!
1) Mai lasciarsi fermare dalla paura di sbagliare
2) Non è obbligatorio essere perfetti
3) Essere grati per i doni che la vita ci dà, anche quando non sono esattamente ciò che ci eravamo
immaginati per noi stessi
4) Non aver paura di aprire il proprio cuore agli altri
5) Amarsi ed essere fieri di ciò che ci rende unici

9. Hai in programma di scrivere altri libri?

Mi piacerebbe molto. Ho scritto “Il sapore delle parole inaspettate” a vent’anni e l’ho pubblicato a
trenta. Sono molto felice del traguardo, ma allo stesso tempo nel corso di questi dieci anni sono
cambiata tanto. Mi piacerebbe scrivere una nuova storia, più vicina al mio modo di vedere le cose
oggi, che tocchi alcuni temi che mi stanno particolarmente a cuore. Un’idea già c’è, speriamo
prenda presto forma!

10. Oltre la passione per la scrittura hai anche quella per la lettura?

Assolutamente sì! Mi sono appassionata alla lettura alle elementari grazie a “I ragazzi della via Pál”
di Ferenc Molnár e da allora non ho mai smesso.
11. Quali generi preferisci e quali sono i tuoi autori preferiti?
Leggo tanta letteratura generale, ma spazio molto. L’unico genere che difficilmente rientra nelle mie
corde è il giallo. Tra i miei autori preferiti, sicuramente Italo Calvino, John Steinbeck, Richard
Yates e Jonathan Safran Foer.

12. Quali sono i tuoi consigli per chi come te vuole intraprendere la carriera di scrittore?

Il mio primo consiglio è quello di credere in se stessi e non lasciarsi abbattere. Il secondo è di non
avere paura del giudizio degli altri. Non bisogna essere insicuri, ma allo stesso tempo non si deve
avere la presunzione che il proprio testo sia perfetto. Credo che sia importante essere aperti al confronto e imparare ad accogliere le critiche costruttive.
Grazie ancora per l’ospitalità e buona lettura a tutti!

 

Grazie a te Giulia per la tua disponibilità. Liete di averti accolta nel nostro blog. Restiamo disponibili qualora volessi collaborare ancora con noi per altri tuoi progetti.

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BUONA LETTURA!!