Recensione Il peso della felicità di Elena

Buongiorno amici lettori, dopo un po’ siamo tornate con una nuova recensione. Oggi tratteremo un tema molto discusso e che sta molto cuore in particolar a me, Luna che è quella dell’anoressia.

La trama

«Quando ho deciso di non mangiare più?» È quello che si chiede Elena – sedici anni, una vita come tante sue coetanee – all’inizio di questo lungo e sofferto racconto, cercando di spiegarsi il perché, un giorno, abbia iniziato a soffrire di disturbi alimentari. Ma una vera risposta non c’è. Si comincia con una dieta all’apparenza inoffensiva, con l’annotare su un quaderno ciò che si mangia, col fare serie e serie di addominali, e alla fine ci si ritrova a sognare un peso «perfetto»: trentotto chili. Non uno di più. Ma forse anche qualcuno in meno…

C’è una vocina, infatti, proprio dietro l’orecchio, che continua a ripeterle: «Ogni caloria conta». Elena la ascolta, quella voce è un’«amica», l’unica in grado di capirla. Mentre gli altri – i genitori, le amiche del cuore – la rimproverano: «Elena, guarda che poi diventi anoressica!», lei la rassicura: «Guardati allo specchio. In sole due settimane sei dimagrita tantissimo… Guarda come sei bella, ti si vedono le ossa del bacino, del collo, della schiena. Ancora un piccolo sforzo e raggiungerai il tuo obiettivo, se ascolti i miei consigli. Vedrai, andrà tutto bene, io non ti abbandonerò… mai».

E quella voce non l’abbandona davvero mai, mentre Elena diventa sempre più magra, e sempre più risoluta nel suo obiettivo: dimagrire ancora. Ci vorranno i ricoveri in ospedale, e poi in un centro specializzato per disturbi alimentari – dove potrà confrontarsi con ragazze che hanno storie simili alla sua –, per farle cominciare a intravedere uno spiraglio in fondo a un tunnel terribile e pieno di dolore.

Già fenomeno del web grazie a Wattpad, Il peso della felicità è una storia vera, il racconto autobiografico di una sedicenne alle prese con le lotte dell’adolescenza: quelle di tutti i giorni e quella, più dura e decisiva, col suo stesso corpo. 

  • Titolo: Il peso della felicità
  • Autore: Cobainsbaby
  • Editore: Piemme
  • Data uscita: luglio 2017
  • Numero pagine: 222
  • Prezzo cartaceo: 14, 45 €
  • Prezzo Kindle: 9,99€
  • Narrazione: prima persona

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia recensione

Questo libro mi coinvolge in prima persona. Tratta dell’anoressia. Malattia, di cui io stessa, Luna, sto soffrendo e cercando di combattere. Un volume che ho preso nella speranza di vincere questa mia battaglia, che ho letto per non sentirmi sola in questa lotta

In questo volume viene narrato il percorso di Elena che diventa anoressica. Scopre dentro di se, come io stessa che la sto vivendo in prima persona, una forza incredibile nel rifiutare il cibo. Una forza che ti fa sentire potente, furba addirittura rispetto agli altri.

Elena entra in questo tunnel dell’anoressia, una malattia che la costringe al ricovero in ospedale per recuperare un po’ di peso, a seguire un il periodo in clinica ed un secondo ricovero. Infine arriva a guarire totalmente. Elena giunge  anche ad affrontare la bulimia. Torva un po’ di serenità in un ragazzo che incontra per caso e che la fa sentire apprezzata e speciale. Il problema è che se non ti accetti, se non ti senti bene nel tuo peso, ti vedi grassa anche se  sei pelle e ossa è difficile lasciarsi andare davvero all’amore. Così il rapporto tra Elena e questo ragazzo finisce. La protagonista comunque ritrova una certa stabilità. Si trasferisce a Londra. Ricade nel tunnel  dell’anoressia.

Una malattia che secondo me nasce dalla depressione. Da una sorta di male di vivere. Di paura di affrontare e prendere la vita di petto. Finalmente Elena comunque ha il suo lieto fine ed arriva ad apprezzarsi così com’è.

Come già accennato è un libro che mi tocca dal vivo. Anche io sto affrontando questa malattia. Una malattia da cui è difficile uscire ma molto facile entrarvi. Vedere, o meglio. leggere la storia di Elena e sapere che ne è uscita mi ha rincuorata. Mi ha dato la speranza e la forza per affrontarla e dire “Anche io posso uscirne” .

La verità è che finchè non arrivi a fare pace con te stesso. Ad amarti totalmente, chilo più chilo meno, il problema non si risolve.

Chiunque come me abbia vissuto in primis l’anoressia sa che cosa si prova nel vedere l’ago della bilancia che che scende sempre più giù. Sa come ci si sente potenti nel rifiutare il cibo e ad avere un controllo così totale su di esso. Una potenza che è difficile da abbandonare. Perchè  si sente di avere il controllo su tutto. Una malattia che è un tunnel che nasconde insidie. Perchè ci possono essere delle ricadute. Come le ha avute Elena e le ho avute io.

L’anoressia è una malattia che nasconde un disagio profondo. Cela problemi relazionali. Nella maggior parte dei casi con la famiglia, nello specifico ( nel mio caso) nel rapporto con mia madre. L’anoressia nasconde molto di più. Cela l’oscurità della depressione, il male di vivere, il nichilismo e l”incapacità di vivere la vita. Lo so perchè lo sto vivendo sulla mia pelle. Perchè io mi sto sentendo inutile. Inoltre non mi sento mai all’altezza della situazione, sempre inadeguata. Sempre quella strana. Sempre quella sbagliata. Il tutto perchè ha standard talmente elevati di perfezione che sono difficili da raggiungere.

Per affrontare questa malattia che ti fa scomparire sempre di più, passo dopo passo, che ti isola, ti toglie il sorriso dal volto non c’è altro rimedio che quello di venire a patti con se stessi  cercando di compiere piccoli passi per ritrovare l’amore con noi stessi. A chi ha un amico che sta affrontando questo disturbo consiglierei di stargli vicino, facendolo coinvolgere, parlando anche se magari non ascolta perchè è una malattia che ti rende intrattabile. Inoltre suggerisco di non mollare e non fargli pesare quanto accade anche se è difficile perchè vedi la persona cara che hai di fronte scomparire piano piano.

Un libro che invito a leggere per chi, come me, sta affrontando questo disagio e spera di trovare conforto o chi ha una persona cara affetta da questo disturbo e vuole aiutarlo ad uscrine.