Recensione libro: Il filo che ci unisce di Robin Benway

Buongiorno carissimi liberi e libere. Anche oggi siamo qui a farvi compagnia con un’altro dei nostri consigli di lettura. Tenetevi forte perchè oggi vi proponiamo un libro davvero indimenticabile intitolato Il filo che ci unisce di Robin Benway. Perciò seguite la recensione…

La trama

Non avere fratelli o sorelle non è poi tanto male. È così che l’ha sempre pensata Grace, figlia adottiva di una famiglia benestante. Ma quando al secondo anno di liceo capisce di essere incinta, Grace deve mettere in discussione tutte le sue certezze. Dare in adozione la bambina che sta crescendo dentro di lei è la scelta più difficile che abbia mai fatto, e all’improvviso sente il bisogno di saperne di più. Sulla sua storia, sulla sua vera madre. Scopre così di non essere affatto figlia unica.

Come un uragano nella sua vita arrivano una sorella e un fratello. Maya, che ha i capelli scuri in una casa dove tutti li hanno rossi, che ha vissuto come un’aliena in un pianeta straniero, alla ricerca di sé e di un luogo dove non sentirsi fuori posto.

E Joaquin, che ha passato tutta la vita in affido e ha imparato a difendersi dall’affetto degli altri, con la consapevolezza che le promesse sono in realtà foglie trascinate dal vento. “Il filo che ci unisce” è un romanzo che parla del significato della famiglia – quella in cui nasci e quella che trovi – e dell’amore vero, che va al di là del tempo, della distanza e dei legami di sangue.

 

  • Titolo: Il filo che ci unisce
  • Autore: Robin Benwey
  • Editore: DeA
  • Data pubblicazione: ottobre 2018
  • Numero pagine: 354
  • Prezzo cartaceo: 13,51€
  • Prezzo e-book: 6,99€
  • Narrazione: Terza persona con punti di vista alternati

La mia recensione

Nella mia esperienza di lettrice il mio incontro con i libri si è caratterizzato in due modi distinti. Il primo, quello prevalente, possiamo definirlo guardingo. È un incontro che si evolve pian piano via via che le pagine scorrono e si prende confidenza con il protagonista, con la sua storia. In questo modo si rafforza. Diventa così quell’incontro piacevole accattivante che ci spinge a continuare la lettura.

Il secondo tipo invece, decisamente meno frequente, è quello che definirei della scintilla. quasi un colpo di fulmine. Avviene con gli scritti che ti catturano da subito e ti fanno smaniare fin dalle prime righe di conoscerne tutti gli sviluppi. Tuttavia, per non rovinarne l’incanto, continui a leggerli centellinando le parole, in modo da non sciupare quella magia e prolungare il piacere.

È in quest’ultima categoria che rientra Il filo che ci unisce. Una storia che va senz’altro letta per la bravura con cui Robin Benway tratta un tema davvero delicato e con maestria è riuscita a dar vita a dar vita a una trama intrigante che fa davvero riflettere sui legami familiari.

I personaggi descritti sono a dir poco affascinanti e ben sviluppati. Ho adorato Grace, in apparenza una ragazza dalla vita perfetta, che però mostra di avere tempra.

Deve infatti fronteggiare compagni ostili una volta che rientra al liceo dopo aver dato alla luce sua figlia. Soprattutto ho apprezzato le due decisioni non facili che ha preso. La prima è quella di cercare alla sua creatura una famiglia che le desse le migliori opportunità possibili. La seconda è di andare alla ricerca della madre biologica.

Nel cammino di Grace entrano in gioco altre due persone. Una è Maya, a volte irriverente e irritante; l’altra è Joaquin, più taciturno e riservato.

Il bello è che questi tre giovani probabilmente non si sarebbero mai conosciuti se a legarli non fosse un legame speciale di cui fino a poco tempo prima non erano a conoscenza.

A unirli è il fatto di essere fratelli biologici. Probabilmente questo legame di sangue ha fatto scattare qualcosa in tutti e tre nel momento in cui si sono incontrati. Hanno percepito il desiderio di esserci da adesso in poi, di aiutarsi e sostenersi.

Da questo punto inizia la parte più commovente del libro, che narra degli incontri tra questi fratelli e di come la loro unione si faccia sempre più salda. Arrivano infatti a  scoprire la sensazione di essere “famiglia” che, a causa delle loro vicende personali di figli adottivi, ognuno ha vissuto in modo personale e differente.

La metafora di questa famiglia è esplicitata da una frase che l’autrice ripete più volte nel libro, ovvero che queste persone, qualsiasi cosa succeda saranno sempre lì per noi “come un reggilibri che ti tiene in piedi quando ti sembra di cadere”.

È infatti proprio di questo che ogni persona ha bisogno, una famiglia che faccia un po’ da ammortizzatore, che ci accolga e ci sostenga qualsiasi cammino decidiamo di intraprendere e punto di riferimento a cui sappiamo di poterci rivolgere quando ne abbiamo bisogno.

Semplicemente un racconto davvero indimenticabile, che con delicatezza mostra la potenza dei legami parentali. Sono questi che ci danno stabilità, nonostante le incomprensioni che inevitabilmente possono accadere.