Recensione libro: Acciaio di Silvia Avallone

Buongiorno carissimi liberi e libere. Siamo sempre qui a tenervi compagnia con i nostri consigli per le vostre letture. Vogliamo dedicare il volume che stiamo per presentarvi a tutti coloro che credono nell’amicizia. Un legame che va oltre la distanza, le incomprensioni. E a tutti quelli che hanno o continuano a subire violenze di qualsiasi tipo e che hanno paura di denunciare i loro aguzzini. A chi vuole trovare in romanzo una trama forte, basata su fatti reali. Si tratta di acciaio di Silvia Avallone. Un volume che potrebbe essere definito come l’emblema della protesta.

 

La trama

Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte.

Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d’uscita. Poi un giorno arriva l’amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l’amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Silvia Avallone racconta un’Italia in cerca d’identità e di voce, apre uno squarcio su un’inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più.

L’autrice

Silvia Avallone, è nata a Biella nel 1984 e vive a Bologna. Per Rizzoli ha pubblicato Acciaio (2010), da cui è stato tratto l’omonimo film, e Marina Bellezza (2013). I suo libri sono tradotti in tutto il mondo.
Da dove la vita è perfetta (2017) è il suo ultimo romanzo.

 

  • Titolo: Acciaio
  • Autore: Silvia Avallone
  • Editore:Bur/Rizzoli
  • Genere: Narrativa italiana
  • Data pubblicazione:
  • Numero pagine:
  • Prezzo copertina:
  • Prezzo e-book:
  • Narrazione: terza persona

La mia recensione

Questo romanzo mi è stato consigliato da una amica ed ex collega di università. Sono contenta di averlo letto e offrirne una mia personale opinione.

Come prima cosa. È chiaro che questo testo è per lettori con stomaco di acciaio. Perché la trama non va di certo presa alla leggera. È dura da digerire.
Ancor di più per la brutalità spiazzante degli eventi che si trovano narrati. Fatti dei quali viene fornita una cronaca reale dal punto di vista di personaggi che provengono da un piccolo paese in cui ci sono scarse prospettive di poter crescere e sentirsi realizzati.

Piombino è un borgo da cui la maggior parte dei giovani se ne vorrebbe andare o sopravvivere conducendo un’esistenza criminale o che si accontenta di avere un lavoro duro, persino pericoloso e dannoso per la salute, come lavorare nella fabbrica che produce l’acciaio.

L’autrice è stata incredibile. Ha saputo coinvolgere il lettore e portarlo in quel piccolo paese. Il luogo di cui sono narrate le vicende di personaggi che restano impressi come un marchio indelebile nel cuore del lettore.

È stata anche abile nel ricreare l’atmosfera squallida, sporca che regna a Piombino. Impressionanti per esempio sono le descrizioni dei gatti, e di altri animali pelosi che si nascondono nella siviera.

Questo paese, Piombino, è un posto nel quale viene messo a tacere qualsiasi e soffocare qualunque evento. E scrivendo di questo penso a Sandra e Rosa. Madri delle due figure principali, Anna e Francesca.
Donne, mogli e madri, costrette a sopportare qualunque tipo di violenza e umiliazione da parte dei loro uomini. I quali vengono giustamente definiti babbuini, peggio ancora orchi.

E non possono denunciare perché a Piombino funziona così. Perché anche se lo fai non cambia niente. Anzi se lo fai finisci pure male.

Questi babbuini, questi orchi sorvegliano anche le loro figlie e non permettono loro di spiccare il volo, prendere la loro strada.
Perché ad Anna e Francesca, le due protagoniste non è permesso truccarsi, altrimenti potrebbero essere viste come delle puttane. A loro non è permesso incontrarsi di nascosto con i ragazzi o uscire ad una festa sempre per la medesima ragione. Ma loro sono belle. Loro sono semplici adolescenti che hanno voglia di vivere.

In poche parole, come lo sono anche le loro madri, sono prigioniere, richiuse in galera.

Eppure, e sembra anche paradossale, Piombino anche se vorresti abbandonarla non ci riesci. Ritorni sempre lì.
Poi questo luogo è famoso per creare legami d’acciaio. Rapporti inscindibili che superano tutte le avversità, le incomprensioni.

Penso infatti alla relazione che intercorre tra Anna e Francesca. Amiche. Più che amiche. Sorelle. Condividono qualsiasi cosa. Fanno tutto insieme. Sembrano quasi gemelle se non fosse che una è bionda e l’altra mora.

Si promettono fin dall’inizio del romanzo che qualsiasi cosa accada tra loro resteranno sempre insieme. È così sarà dall’inizio alla fine di questo romanzo. Persino quando provano invidia l’una per l’altra è anche quando una delle due sembra provare qualcosa che va oltre l’amicizia.

Poi penso anche al povero Alessio. Fratello di Anna. Che nonostante le varie litigate continua a provare quel sentimento di amicizia per quei due sbandati di Cristiano e Mattia.
Alessio è inoltre una figura che fino alla fine pensa comunque di non poter provare odio per suo padre. Perché nonostante quello che ha fatto gli ha regalato l’auto che voleva.

Tra tutti Alessio è il personaggio che mi ha catturato di più. Perché risulta quello che più desidera non farsi contaminare dal quel luogo in cui immancabilmente si finisce per cadere sulla cattiva strada. O meglio è quello che vuole redimersi, cercare di uscire dai brutti giri. Perché lui stesso afferma che preferisce prenderla in quel posto piuttosto che il contrario.

Mi ha davvero rattristato la sua fine da gatto. Una fine che non meritava e che avrebbero meritato altri personaggi che si incontrano tra le pagine del romanzo.

Come già scritto in precedenza, il lettore può essere coinvolto nella cronaca di fatti realmente accaduti e più grandi del piccolo paesino in cui sono ambientate tutte le vicende. Mi riferisco all’attentato dell’11 settembre e al caso dell’Ilva.

Acciaio quindi può essere definito l’emblema della protesta perché l’autrice stessa scrivendolo ha voluto ribellarsi a tutto ciò che è accaduto alle sue creature letterarie. Ha fornito loro, su carta, la voce che a parole non hanno. Ha voluto ribellarsi contro la miseria che regna ancora in certi luoghi, rivoltarsi contro l’ottusità di certe menti. In questo testo ha voluto denunciare ogni forma di violenza ed essere vicino a chi è stato o avuto un familiare caduto vittima sul lavoro.

Ecco tutto questo fa di Acciaio un vero e proprio capolavoro della letteratura italiana e che merita di avere un posto speciale nelle vostre librerie personali.

Quindi se siete pronti a immergersi in questo romanzo e farmi avvolgere dall’atmosfera che regna a Piombino non ci resta che invitarvi alla lettura di questo volume cliccando sul link che vedete qui sotto e…

BUONA LETTURA!!!