Recensione film: The Danish Girl

Buongiorno amici lettori, oggi voglio parlarvi di un film che mi ha colpito per la profondità della tematica trattata, si intitola The Danish Girl. Film uscito in Italia nel 2015 e basato sul romanzo  La danese di David Ebershoff.

Trama:

Nella Copenhagen degli anni venti due artisti Gerda  e Einar Wegener sono sposati ma tra di loro crescono varie tensioni: la crescente popolarità di Einar che oscura quella di Gerda, che deve ancora trovare la sua strada artistica, e la difficoltà a concepire un bambino. Le cose si cambiano quando per gioco Gerda fa travestire Il marito da donna per finire un dipinto e quando gli chiede di partecipare ad una festa in veste di Lili. Lili diventerà inoltre il personaggio di molti dipinti di Gerda e non solo, era la parte nascosta nel pittore che da lì intraprenderà un difficile percorso che lo porterà a diventare finalmente donna.

 

dansih girl

  • Titolo: The danish girl
  • Regista: Tom Hopper
  • Data uscita: 2015
  • Durata: 120 min
  • Genere: Biografico
  • Casa di produzione: Pretty Pictures, Revision Pictures, Senator Global Production
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Attori: Eddie Redmayne (Einar Wegener/ Lili Elbe), Gerda ( Alicia Vikander), Matthias Shoenarts (Hans Axgil)

 

La mia recensione:

Questo è un film emozionante, che tratta un tema molto delicato come il cambio di sessualità. Un tema sempre più attuale ma ritenuto un tabù all’epoca. Fin dall’ inizio del film ci sono degli indizi che lasciano indicare il disagio di un uomo che si sente intrappolato in un corpo che no percepisce come suo. Fin da quando Gerda fa vestire Einar per sostituire la modella del suo dipinto, la ballerina Ulla,  la strada sembra tracciata. Einar da quel momento è sempre più incantato dal mondo femminile fatto di calze di naylon, merletti e trucco. Si trasforma quindi in Lili. In seguito Gerda chiede al marito di partecipare a una festa indetta da Ulla. Ma quello che è cominciato come un gioco sfugge di mano ai due sposi. Lili diventerà la musa ispiratrice per le opere di Gerda, e non solo. Lili era la parte nascosta in Einar che andava solo scoperta. Da lì comincia un percorso difficile per il pittore, che intraprende la sua trasformazione da uomo a donna. Un iter che lo porterà a scontrarsi con medici che lo credono semplicemente pazzo, fino a quando incontra un dottore che da tempo studiava un intervento di riassegnazione sessuale. In seguito Il pittore si sottopone a due operazioni che lo trasformano finalmente in Lili. Le operazioni però non vanno a buon fine e Lili muore il giorno dopo il suo secondo intervento.

Ho apprezzato i protagonisti. O meglio l’interpretazione degli attori che raffiguravano i proagonisti. Einar, interpretato da uno strepitoso Eddie Redmayne per il suo coraggio e la sua determinazione a proseguire fino il fondo il suo percorso di trasformazione da uomo a donna. Gerda, interpretata da una bravissima Alicia Vikander, per la sua sensibilità, la sua comprensione e tenerezza nel stare a fianco di Lili nel processo che la porterà a cambiare sesso.

Si comprende il disagio di una persona che si sente in un corpo sbagliato da quello assegnato dalla natura. Le premesse però c’erano tutte. Nel film infatti si racconta che era stata Gerda a sedurre Einar. E la stessa pittrice che afferma che quando aveva baciato per la prima volta il pittore le era sembrato di baciare se stessa.  E poetico è il raccordo tra la scena iniziale e quella finale che ha come sfondo la palude, quella dipinta da Einar e che preoccupa Gerda perchè :

“Sai, talvolta ho come l’impressione che scomparirai dentro il dipinto e finirai per far parte della palude”, a cui il pittore risponde “Non preoccuparti non sparirò nella palude, la palude è in me”. E la palude era veramente in lui perché a fine film le sue ceneri verranno sparse proprio nella palude tanto amata. Suggellando così quel luogo che Einar/Lili sentiva suo e che aveva dipinto in ogni sua sfumatura.