Recensione Onora il padre di Eliza Wass

Buongiorno amici lettori, oggi ecco a voi con una nuova recensione. Stavolta vi propongo la lettura di un libro che sconvolgerà le vostre esistenze e vi farà urlare. Sto parlando di Onora il padre di Eliza Wass.

La trama

Castley Cresswell e i suoi cinque fratelli, Hannan, Caspar, Mortimer, Delvive, e Jerusalem, sanno di essere diversi dagli altri ragazzi. Il loro mondo è in una casa in fondo a un bosco, la loro legge è quella di Dio, che parla per bocca del padre, un vero fanatico. Ma Castley ha ora sedici anni e il suo cuore comincia a battere per un compagno di scuola, George, così spiazzante nella sua normalità. D’improvviso vede davanti a sé la possibilità di una vita fatta di libertà e di scelte. I vestiti antiquati a cui Castley e i fratelli sono costretti, l’isolamento dei compagni che li considerano strani, possono essere superati. Mortimer bacia una compagna, persino l’irreprensibile Caspar disubbidisce per la prima volta. A poco a poco la ribellione comincia e i fratelli capiscono che se vogliono avere un futuro devono trovare il coraggio di sottrarsi alle leggi del padre.

  • Titolo: Onora il padre
  • Autore: Eliza Wass
  • Editore: Hot Spot
  • Numero pagine: 232
  • Prezzo cartaceo: 12,67 €
  • Prezzo Kindle: 10,49 €
  • Narrazione: Prima persona

 

 

 

 

La mia recensione

Il rapporto con la fede è qualcosa di intimo e personale, qualcosa che ognuno vive a modo proprio e lo contraddistingue. La famiglia Cresswell ad esempio, vive la fede in modo del tutto unico. Per loro è Dio a dare un significato ad ogni cosa, è lui a decidere il destino. E se esistesse un modo diverso di vedere le cose?

Proprio questo è il dilemma che affligge Castella, cresciuta sapendo che solamente la sua famiglia è la migliore, perché pura. Cresce secondo le regole poste dal Padre, il quale vive la religione come qualcosa che permea ogni aspetto della vita.

La giovane però, frequentando la scuola, inizia a pensare che forse la sua famiglia non è così speciale e perfetta come crede. Infatti il suo sarà un percorso alla ricerca della differenza tra giusto e sbagliato, tra realtà e fantasia.

Preparatevi a un romanzo che saprà scuotervi, farvi alzare dalla sedia e urlare. Si, urlare per la situazione in cui vivono Castella e i suoi fratelli. Una situazione di disagio e isolamento. Dove tutto viene controllato. Dall’acqua che si beve, al cibo, all’elettricità. Una condizione deplorevole dove non sono permesse dal Padre né cure mediche né troppe occasioni di socializzare con i coetanei o, comunque, con chi non appartiene alla famiglia. Questo perché come afferma il Padre gli altri sono il demonio e il mondo esterno è crudele.

L’esistenza di Castella è quindi limitata alla sola casa in cui vive. Ristretta ai suoi pochi affetti tra i quali la Madre e i fratelli con cui vi è un rapporto di complicità ed empatia. Infatti cercano di spalleggiarsi a vicenda quando vogliono compiere atti che non sono permessi dal Padre, come uscire in abiti normali, comprare un normale farmaco contro un’infezione o semplicemente avere contatti con una persona del sesso opposto. La sua condizione è così ben radicata nella sua mente da non farle vedere che esiste un’altra realtà, un’altra forma d’amore. Ormai è abituata a subire, ad essere punita se commette qualche contravvenzione. È abituata a non opporsi al Padre e a fare solo quello che lui le dice.

L’autrice è stata abile a presentare l’ambientazione claustrofobica in cui vive Castella. Un’ambientazione che il lettore è costretto ad accettare anche se vorrebbe impazzire e parlare a Castella per intimarle di fuggire e salvarsi. Perché solo fuori da quella casa starà bene e si sentirà normale.

I personaggi sono davvero ben delineati a formare un bel cast.  La figura del Padre, a mio avviso, è quella meglio riuscita. Risulta inquietante ma affascinante allo stesso tempo. È un personaggio intrigante, che viene descritto come un uomo di bell’aspetto, che incute timore a tal punto che i suoi figli lo chiamano Signore. Egli ha una bella voce, che ammalia e riesce a farsi rispettare nonostante gli assurdi divieti. È una figura complessa, che persevera nel suo tentativo di tenere la sua famiglia in ostaggio, senza acqua, cibo e cure mediche. Proprio per questo è un personaggio per cui non si può provare nessuna compassione. La madre appare anche lei succube del Padre. È una donna bellissima, costretta a stare in carrozzella solo perché non ha ricevuto cure per il suo piede slogato. I fratelli sono ben tratteggiati. Sembrano uniti ma alla fine si dividono sempre di più per le loro diverse opinioni riguardo la condizione vissuta in casa. Tra loro la figura che più mi ha colpito è stata la piccola J., Jerusalem. Una ragazzina muta che sfoga tutta le sue emozioni dipingendo e disegnando. Infine la protagonista Castella è una figura particolare. Sta crescendo, facendo conoscenza con i suoi coetanei e sta scoprendo che c’è qualcosa di strano nella sua condizione. Il teatro la aiuta a esprimersi  e dare libero sfogo ai suoi sentimenti.

Ho trovato interessante che siano stati inseriti passi della Bibbia. Li ho trovati inerenti e ben adatti a rendere la condizione paradossale in cui è ambientato il romanzo. Infatti se Castella contravviene alle regole deve leggere un passo tratto dal libro sacro. Inoltre tutto è legato al divino e alla religione. Tutti gli avvenimenti, quali il fatto di essere rimasti senza acqua o cibo vengono tutti imputati alla legge di Dio.  Come fosse tutto governato dalla divina Provvidenza e l’uomo non fosse artefice del proprio destino e della sua felicità.

Un libro assolutamente consigliato. Lo stile, i personaggi e l’ambientazione sono talmente ben curati che non si può non esserne perversamente attratti. Un romanzo ce vi farà anche riflettere sulla fede e sul rapporto che si ha con Dio.